Gérard Watkins con Scene di violenza coniugale ci propone un altro spettacolo di grande intensità emotiva questa volta di ”frontiera”, senza barriere e senza rete perché la vita ”domestica” è il teatro stesso, cioè un appartamento privato, allestito per l’occasione. Si entra così nell’intimo di due giovani coppie entrambe contraddistinte da mariti violenti in un crescendo di violenza, psicologica, verbale e fisica nei confronti di due profili di donna diversamente fragili. Anche i profili di uomo rappresentati in questo appartamento come animali inferociti e incattiviti da percorsi di vita accidentati, l’uno sul piano affettivo e relazionale, l’altro più sul piano ”professionale” e intellettuale, appaiono a modo loro fragili: l’uno si appoggia sulla compagna fino ad annullarne la personalità e la dignità di donna e ”femmina” per primeggiare intellettualmente e narcisisticamente, l’altro, ancora più fragile, non potendo soggiogarla sul piano intellettuale la annienta fisicamente. Il tutto avviene in un crescendo notevole di emozioni, peraltro innescate in maniera interattiva col pubblico il quale osserva da pochi centimetri il pulsare delle energie, positive e/o negative che si scatenano incessanti fin dall’inizio. Si passa così dalla tenerezza della seduzione, alla sintonia coniugale della costruzione di un progetto di vita che passa attraverso la ricerca di un ”focolare”. Sullo sfondo ma nemmeno troppo abbiamo il confronto tra culture diverse e tra background disomogenei nonché tra stili di vita e storie personali con sofferenze tipiche della nostra ”civiltà” post-industriale: creatività professionale frustrata da una parte, ricerca di un ruolo paritetico tra uomo e donna dall’altro, il tutto in un paese profondamente laico come la Francia ma con sacche di integralismo islamico che si annidano tra i residui di un capitalismo allo sbando che non offre i più percorsi di vita ”felice” di un tempo. Bravissimi gli attori che in un non-palcoscenico riescono lo stesso a trovare un giusto equilibrio tra la finzione scenica attoriale e la ricerca di un’interattività cui il pubblico di oggi, tendenzialmente passivo o ”modaiolo”, non è più abituato.