Piccabulla ha visto per voi, al Teatro Argentina, la celebre Turandot di Giacomo Puccini ma rivisitata a partire dal celebre racconto tardo-settecentesco di Carlo Gozzi e alla luce della forza evocativa del teatro tradizionale pechinese: dopo un primo disorientamento linguistico, ben supportato dal sistema di sottotitolitazione elettronica, lo spettatore si perde letteralmente nella potenza scenica e coreografica degli attori e degli attori ballerini. I loro gesti, fortemente simbolici, a metà tra le nostre categorie mediterranee del ”nostro” teatro greco antico, con i suoi capisaldi della ”maschera” e della catarsi di aristotelica memoria e della commedia dell’arte culminata con Dario Fo, ci trascinano in un’ambientazione esotica: entriamo così nel pieno del clima creato dallo ”japonisme” dei primi del novecento europeo. Gli attori, le musiche tradizionali cinesi ma con innesti moderni, i movimenti a volte repentini e alle volte volutamente rallentati, concorrono a creare un’ambientazione immersiva fatta di colori e sensazioni uditive frutto del mix di voci fortemente impostate e musiche per noi insolite: è il trionfo del racconto simbolico semplice e lineare nella sua trama che induce alla riflessione anche perché i suoi tempi, fortemente dilatati, ci consentono un volta tanto, di poter fantasticare con tutta calma o di abbandonarci totalmente al gioco di suoni e maschere in azione. In questo link trovate un’accuratissima recensione della nostra collaboratrice Viviana Raciti (teacher ”Vivi”) apparsa su Teatro e Critica, rivista autorevole e punto di riferimento per gli addetti ai lavori e gli appassionati di questa forma d’arte.